25) Heisenberg. Sul rapporto soggetto conoscente-oggetto
conosciuto.
Se ancora la teoria della relativit non metteva in discussione il
rapporto soggetto-oggetto, nella teoria dei quanti i due elementi
sono coinvolti nell'osservazione al punto tale da mettere in crisi
questa distinzione tradizionale.
W. Heisenberg, I principi fisici della teoria dei quanti,
traduzione italiana di M. Ageno, Boringhieri, Torino, 1979
[rist.], pagine 12-14.

 Sebbene quindi la teoria della relativit richieda il massimo
alla capacit d'astrazione dei fisici, essa giunge ci nonostante
a soddisfare le esigenze assunte dalla tradizione delle scienze
naturali, in quanto permette una rigorosa separazione del mondo in
soggetto e oggetto, e una formulazione precisa della legge
causale. Ma proprio qui risiedono le difficolt della teoria dei
quanti. Mentre nella fisica atomica una critica dettagliata dei
concetti: regoli di misura, orologi eccetera, sembra in un primo
tempo superflua (finch almeno si prescinde dalla teoria
relativistica dei quanti), debbono invece essere fondamentalmente
riesaminati il concetto di coincidenza spazio-temporale e il
concetto di osservazione. In particolare, nella discussione di
alcune esperienze, occorre prendere in esame quell'interazione tra
oggetto e osservatore che  necessariamente congiunta a ogni
osservazioni. Nelle teorie classiche, quest'interazione veniva
considerata o come trascurabilmente piccola o come controllabile,
in modo tale da poterne eliminare in seguito l'influenza, per
mezzo di calcoli.
Nella fisica atomica, invece, tale ammissione non si pu fare,
poich a causa della discontinuit degli avvenimenti atomici ogni
interazione pu produrre variazioni parzialmente incontrollabili e
relativamente grandi.
Questa circostanza ha come conseguenza il fatto che in generale le
esperienze eseguite per determinare una grandezza fisica rendono
illusoria la conoscenza di altre grandezze ottenute
precedentemente; esse infatti influenzano il sistema su cui si
opera in modo incontrollabile, e quindi i valori delle grandezze
precedentemente conosciute ne risultano alterati. Se si tratta
questa perturbazione in modo quantitativo, si trova che in molti
casi esiste, per la conoscenza contemporanea di diverse variabili,
un limite di esattezza finito, che non pu essere superato. Nella
teoria della relativit, il punto di partenza per la critica dei
concetti fu il postulato che non potesse esistere alcuna velocit
di segnale maggiore di quella della luce. In modo analogo, si pu
postulare come una legge di natura tale limite di esattezza per la
conoscenza contemporanea di variabili diverse, in quelle che si
soglion chiamare relazioni d'indeterminazione, e prendere questo
limite come punto di partenza per la critica dei concetti della
teoria quantistica. Queste relazioni d'indeterminazione danno
proprio quel grado di autonomia nei confronti del mondo
concettuale classico, che  necessario per poter descrivere in
modo esente da contraddizioni i processi atomici.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagina 805.
